11 agosto… anni fa – Santa Chiara – Battaglia di Firenze – Cento anni fa

11 agosto si festeggia oggi S.Chiara di Assisi, nata nel 1194 dalla nobile e ricca famiglia degli Offreducci, che aveva previsto per lei un ricco matrimonio. Chiara però mostrò presto un carattere indipendente, rifiutando il matrimonio scelto per lei dalla famiglia. Educata in famiglia, sente molto presto il richiamo della vocazione religiosa e rimane conquistata dall’esempio di Francesco d’Assisi.

A 18 anni, la sera della domenica delle Palme, Chiara fugge dalla sua casa in Assisi e corre alla Porziuncola, dove l’attendono Francesco e il gruppo dei suoi frati minori. Il santo le taglia i capelli e le fa indossare il saio francescano, per poi condurla al monastero benedettino di S.Paolo, a Bastia Umbra, dove il padre tenta invano di persuaderla a ritornare a casa.

Si rifugia allora nella Chiesa di San Damiano, in cui fonda l’Ordine femminile delle «povere recluse», chiamate in seguito Clarisse, di cui è nominata badessa e dove Francesco detta una prima Regola. Chiara scrive successivamente la Regola definitiva chiedendo ed ottenendo da Gregorio IX il «privilegio della povertà».

Santa Chiara, segue e collabora con Francesco, conducendo ad Assisi una vita aspra, ma ricca di opere di carità e di pietà.

L’11 agosto 1253 Chiara muore nel monastero di San Damiano, fuori dalle mura di Assisi, dove visse per 42 anni. Il monastero delle “Sorelle povere”, già negli ultimi anni dell’agonia di Chiara, era meta di un vero e proprio pellegrinaggio popolare.

Per aver contemplato, in una Notte di Natale, sulle pareti della sua cella il presepe e i riti delle funzioni solenni che si svolgevano a Santa Maria degli Angeli, è scelta da Pio XII quale protettrice della televisione. 

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11 agosto 1944 con la Battaglia di Firenze la popolazione insorge contro l’occupazione tedesca e ibera la città a lungo martoriata da bombardamenti aerei e coprifuoco. Il Comitato assunse tutti i poteri di governo provvisorio Battaglia di Firenzequale unico organo rappresentativo del popolo fiorentino e fa scattare, con il suono della Martinella, il segnale dell’insurrezione generale.

La battaglia di Firenze durò fino al primo giorno di Settembre, con alterne vicende anche a causa delle incertezze degli Alleati che non agganciarono i tedeschi in ritirata.

A porre fine agli scontri furono le brigate azioniste, che il 31 di Agosto occuparono l’area ospedaliera di Careggi.

La città si era quindi liberata da sé, gli angloamericani rimasero meravigliati dall’avvenimento. Dalla storia di Firenze:  

“Alle ore 6.45 dell’11 agosto 1944, fragorosi nel silenzio assoluto che domina sulla città, i rintocchi della campana di Palazzo Vecchio, subito seguita da quella del Bargello, danno il segnale dell’insurrezione contro i nazifascisti. I partigiani, raccolti in Oltrarno, ricevono l’ordine di passare il fiume ed attaccare le truppe tedesche. Contemporaneamente, verso le 7.00, lasciata la sede di via Condotta, entra in Palazzo Medici Riccardi il Comitato Toscano di Liberazione , nucleo delle forze politiche antifasciste, mente e guida della lotta di liberazione fin dall’inizio dell’occupazione nazista a seguito dell’armistizio dell’Italia con gli Alleati del settembre 1943. Per le strade viene affisso il manifesto con cui il CTLN assume i pieni poteri e invita i concittadini a «contribuire con tutte le proprie forze alla liberazione della ciyttà, dare tutto l’aiuto morale e materiale ai nostri coraggiosi patrioti […per conquistarsi] il diritto di essere un popolo libero combattendo e cadendo per la libertà». È l’alba lungamente attesa nella notte dell’occupazione nazifascista che aveva gravato su Fireenze dal settembre ’43.”

 

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11 agosto 1916, cento anni fa,  gli AEROPLANI AUSTRIACI BOMBARDANO VENEZIA. Dopo l’ingresso a Gorizia, l’11 agosto le truppe Bombe di Veneziaitaliane pagssano il Vallone, la terza armata avanza di poco, tra il Vipacco e il Monte Cosich e sul pianoro di Doberdò.
Vienna si vendica bombardando Venezia, distruggendo tra l’altro la chiesa di Santa Maria Formosa, un gioiello. Il fronte macedone è tornato nel vivo dell’azione e l’Italia ha deciso di contribuire: a rinforzare l’armata del Generale Sarrail è sbarcato a Salonicco un nostro contingente di 44.000 uomini. Gli alleati bombardano le linee nemiche, poi conquistano la stazione di Doiran e alcune colline adiacenti. Il maltempo placa gli animi sul fronte occidentale, mentre in Galizia i russi sfruttano la solita superiorità numerica per farsi largo sul Dnestr e sullo Zolota Lypa.

 I giornali viennesi consumano litri d’inchiostro per sminuire i risultati parziali a favore dell’Italia della sesta battaglia dell’Isonzo.

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