13 maggio – Centenario di Fatima – Giro d’Italia – Guarentigie

#Fatima

13 maggio 1917 cento anni fa  in Portogallo a tre piccoli pastori appare la MADONNA. I tre veggenti protagonisti della vicenda sono Lucia dos Santos,  Francisco Marto e Jacinta Marto, a loro la Madonna rivela tre segreti noti come i ”Segreti di Fatima”.

Fra le apparizioni mariane, quelle relative a Nostra Signora di Fatima sono tra le più famose. Le pastorelle i 10 anni e Giacinta di 7 anni con il pastorello Francisco di 9 anni, fratello di Giacinta e cugino di Lucia, mentre badavano al pascolo in località Cova da Iria, vicino alla cittadina portoghese di Fátima, riferirono di aver visto scendere una nube e, al suo diradarsi, apparire la figura di una donna vestita di bianco con in mano un rosario, che identificarono con la Madonna.

In occasione del centenario Papa Francesco ha canonizzato questa mattina Giacinta e Francisco Marto, che ebbero visioni della Vergine, riconosciute dalla Chiesa come fenomeno soprannaturale già nel 1930. Sono i primi bambini non martiri dell’intera storia della Chiesa a essere proclamati santi.

L’apparizione del 13 maggio si ripetè il 13 dogni mese fino ad ottobre. Oltre ai tre segreti la Madonna rivelò loro anche la morte prematura per i fratellini Francisco e Jacinta che in realtà morirono rispettivamente nel 1919 e nel 1920. Solo Lucia divenne suora e sovravvisse fino al 2005 . Morì quasi 98enne, dopo aver passato tutta la vita in clausura, prima delle Suore di Santa Dorotea e poi delle Monache Carmelitane Scalze.

Ebbe dei colloqui privati solo con alcuni vescovi e papi. Due dei tre segreti furono rivelati nel 1942 ed il terzo nel 2000.   I primi due riguardavano i ragazzi stessi, due dei quali, Francesco e Giacinta, furono presto chiamati alla casa del Padre. Il terzo segreto, invece, venne messo per iscritto da suor Lucia nel 1944 e venne reso pubblico nell’anno 2000 per volontà di Giovanni Paolo II, che all’intercessione della Madonna di Fatima attribuiva la sua sopravvivenza all’attentato del 13 maggio 1981.

Alcuni anni fa ho visitato questa località, fortunatamente in un giorno feriale in cui non c’era molta gente ed abbiamo potuto seguire tranquillamente le celebrazioni.

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13 maggio 1909 parte da Milano la prima edizione della “Corsa Rosa”, il GIRO DI ITALIA. che si svolse in otto tappe dal 13 a 30 maggio 1909, per un percorso totale di 2447,9 km.
Primo giro d'Italia

Fu istituito secondo un’idea del giornalista forlivese Tullo Morgagni, da allora si è sempre disputato, salvo che per le interruzioni dovute alla prima e alla seconda guerra mondiale, nell’arco di tre settimane durante il mese di maggio. Mentre il luogo di partenza è in genere ogni volta diverso, l’arrivo, salvo eccezioni come Napoli, Firenze, Verona, Lucca, Roma, Brescia, Trieste e Torino, è a Milano, città ove ha sede La Gazzetta dello Sport, il quotidiano sportivo che organizza la corsa sin dalla sua istituzione.

Il primo Giro del 1909 fu  vinto dall’italiano Luigi Ganna con 25 punti. Vi parteciparono 127 corridori, divisi in sei squadre, e solo in 49 riuscirono a concludere la corsa.

 Il primo Giro partì alle 2:53 del mattino dal Rondò di Loreto a Milano.

Tutti i corridori furono fotografati alla partenza in modo che non vi fossero dubbi sulla loro identità all’arrivo e le notizie relative alla corsa erano diffuse tramite dispacci telegrafici che l’organizzazione esponeva in Piazza Castello a Milano, per informare gli interessati,  i più fortunati poterono informarsi direttamente con il telefono.

 

 

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13/5/1871 il Parlamento del Regno di Italia approva la LEGGE delle GUARENTIGE, con la quale si garantiva l’inviolabilità del Pontefice ed l sua diritto di avere un servizio di guardie armate al Vatiìcano, in Laterano e a#Guarentigie Castel Gandolfo. una seconda parte della legge regolava i rapporti tra la Chiesa e lo Stato Italiano e veniva riconosciuta la libertà di riunione. Roma era ormai capitale del Regno d’Italia, e lo Stato, di fronte alla dura reazione di Pio IX avverso alla breccia di Porta Pia, tentò di normare unilateralmente il rapporto con la Santa Sede.

Il Papato considera però questa legge un atto unilaterale e fu respinta dalla Chiesa. Il papa Pio IX era ancora chiuso nei palazzi vaticani, dopo la presa di Roma, e si dichiarava prigioniero politico aborriva categoricamente la legge approvata dal parlamento definendola “mostruoso prodotto della giurisprudenza rivoluzionaria“.

Nonostante le molteplici aperture e concessioni operate dallo Stato, la Chiesa oppose un rifiuto sdegnato della legge (che, a parere del pontefice, garantiva solo «futili privilegi e immunità»). Nello stesso 1871, Pio IX pubblicò l’enciclica Ubi nos nella quale riaffermava l’impossibile disgiunzione del potere spirituale da quello temporale.

 

 

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