20 agosto … anni fa – Primavera di Praga -Assassinio Trockij – Furto Gioconda

20 agosto 1968 la Cecoslovacchia viene invasa da carrarmati e soldati del Patto di Varsavia per porre fine alla Primavera di Praga.

La stagione delle riforme era iniziata il 5 gennaio 1968, quando lo slovacco Alexander Dubček salì al potere, e continuò fino al 20 agosto dello stesso anno, quando un corpo di spedizione dell’Unione Sovietica e dei suoi alleati del Patto di Varsavia (ad eccezione della Romania) invase il paese. Nella notte fra il 20 e il 21 agosto 1968, una forza stimata fra i 200.000 e i 600.000 soldati e fra 5.000 e 7.000 veicoli corazzati invase il paese, ponendo fine al periodo di liberalizzazione politica avvenuto in Cecoslovacchia durante il periodo in cui era sottoposta al dominio dell’Unione Sovietica, dopo gli eventi della seconda guerra mondiale.

Le riforme della Primavera di Praga furono un tentativo da parte di Dubček di concedere ulteriori diritti ai cittadini grazie ad un decentramento parziale dell’economia e alla democratizzazione. Le libertà concesse inclusero inoltre un allentamento delle restrizioni alla libertà di stampa e di movimento.

 Nel gennaio del 1969, protestare contro l’occupazione sovietica della Cecoslovacchia un gruppo di giovani decisero di immolarsi appiccandosi il fuoco dopo essersi cosparsi di benzina, nella Piazza San Venceslao per attirare l’attenzione di tutto il mondo sull’occupazione militare.

Nel tardo pomeriggio del 16 gennaio Jan Palach si recò in piazza San Venceslao, al centro di Praga, e si fermò ai piedi della scalinata del Museo Nazionale. Si cosparse il corpo di benzina e si appiccò il fuoco con un accendino. Rimase lucido durante i tre giorni di agonia.
Al suo funerale, il 25 gennaio, parteciparono 600 000 persone, provenienti da tutto il Paese.

 

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20 agosto 1940  rivoluzionario russo in esilio Lev Trockij è ferito mortalmente a Città del Messico da un sicario. Mentre era a casa sua, a Coyoacán, venne aggredito alle spalle da Ramón Mercader, un agente stalinista che si era spacciato per un comunista trockijsta canadese di nome Frank Jackson, per avvicinare Trockij e conquistarne la fiducia.Trocky Mercader gli sfondò il cranio usando una piccozza. Inaspettatamente, Trockij si rialzò nonostante il colpo subito, reagì all’aggressione e si difese, chiamando poi le guardie del corpo e la moglie, che costrinsero Mercader a una breve fuga. Poco dopo si accasciò: trasportato in ospedale e operato, dopo aver ripreso brevemente conoscenza entrò in coma e morì il giorno seguente. Il governo messicano si occupò dei funerali, e 100.000 persone gli resero omaggio durante la cerimonia civile.

Mercader in seguito testimoniò al suo processo, nel quale sarà condannato a 20 anni di carcere. Dopo il rilascio Jackson/Mercader finì per rifugiarsi a Cuba, dove Fidel Castro gli diede ospitalità. Trockij non è mai stato riabilitato post-mortem dall’Unione sovietica, nemmeno durante l’era Gorbaciov.

 

20 agosto 1991 in Estonia viene restaurata la Repibblica

 

20 agosto 1911 L’imbianchino Vincenzo PERUGGIA ruba la “Gioconda di Leonardo Da Vinci. Nella notte tra il 20 e il 21 l’ imbianchino di Dumenza (VA) emigrato in Francia, si introdusse al Louvre, che conosceva per averci lavorato tempo prima in opere di ristrutturazione del museo, si diresse al Salon Carré PERUGGIA ruba la Giocondae rubò la Mona Lisa di Leonardo.

All’epoca non c’erano i sistemi di allarme di adesso e con un poco di destrezza e con la conoscenza del luogo il PERUGGIA riuscì a portare termine il colpo. Peruggia, sembra, era animato da uno spirito patriottico nei confronti della Francia che aveva sottratto all’Italia nel periodo napoleonico capolavori dell’arte, tra cui la Mona Lisa. In realtà il famoso dipinto di Leonardo  fu regolarmente acquistato dal re francese Francesco I, che era amico e mecenate del genio di Vinci. Peruggia nascose il quadro in una valigia, che teneva sotto il letto della sua camera di un alberghetto di Parigi.

Peruggia tornÒ poi in Italia e si rivolse prima a un antiquario fiorentino,  poi al direttore della Galleria degli Uffizi, chiedendo che la tela di Leonardo fosse custodita a Firenze, l’unica città che, secondo lui, aveva il diritto di conservare quel capolavoro. Arrestato e processato per l’audace colpo, Peruggia si vide comminare una pena di un anno e quindici giorni di prigione. Erano passati due anni dal furto e la Mona Lisa, prima di tornare al Louvre, fu esposta agli Uffizi, all’ambasciata francese di Palazzo Farnese a Roma, infine alla Galleria Borghese.

Il dipinto rientrò in Francia con un vagone speciale delle Ferrovie italiane e fu accolto nuovamente al museo parigino in pompa magna, alla presenza del  presidente della Repubblica e di tutte le autorità.

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