Forese DONATI, il fratello del più noto e feroce Corso Donati

Forese, fratello di Corso DoNATI

 

Grazie a Serena Donati, del gruppo Facebook DONATI IN THE WORLD ecco un nuovo articoletto su un lontano cugino di famiglia…

Forese Donati – figlio di Simone Donati, fratello di Piccarda e di Corso, il feroce capo dei Guelfi Neri di Firenze, nonché cugino di Gemma Donati (moglie di Dante Alighieri).
La famiglia Donati appartiene alla sfera privata della vita di Dante fin dalla sua giovinezza,
Forese, morto nel 1296, era legato da amicizia al poeta con cui, in età giovanile, aveva scambiato una Tenzone di 6 sonetti, 3 per ciascuno. In questa Tenzone, costruita secondo la convenzione ed i moduli stilistici della poesia comico-realistica del tempo, i due poeti si rinfacciano a vicenda difetti e bassezze di ogni tipo, utilizzando espressioni gergali, se non addirittura scurrili.
Dante rinfaccia a Forese la scarsa prestanza sessuale, i debiti, la golosità, le abitudini violente e la nascita incerta, mentre Forese rimprovera a Dante uno stato di povertà e di accattonaggio, le sue origini, alcuni comportamenti sbagliati tenuti con il padre.
L’amicizia tra i due poeti, è confermata dal loro commovente incontro narrato da Dante nei canti XXIII e XXIV del Purgatorio.

« Canto XXIII, dove si tratta del sopradetto girone e di quella medesima colpa de la gola, e sgrida contro a le donne fiorentine; dove truova Forese de’ Donati di Fiorenze col quale molto parla. »
(Anonimo commentatore dantesco del XIV secolo)

“…Virgilio introduce Dante nel girone dei golosi: improvvisamente una delle anime si ferma, esultando dalla sorpresa: la sua voce ne svela l’identità (celata inizialmente dall’aspetto deturpato), si tratta di Forese Donati, grande amico di Dante e passato a miglior vita neppure cinque anni prima.
Dante si arresta, felice ma preoccupato per l’aspetto sofferente dell’amico: Forese gli spiega che attraverso le privazioni lui e i suoi compagni espiano con gioia la loro mancanza; la fame e la sete infatti continuano a tormentarli come accadeva loro in vita, ma è a loro negato godere del sollievo dell’acqua e delle mele presenti in quella balza, che si ritraggono non appena i purganti tendono le loro mani per afferrarli. Il desiderio di cibo li spinge perciò felici verso l’albero carico di frutti proprio come Cristo accettò lietamente di subire il martirio sulla croce: attraverso il dolore della pena essi si guadagnano la salvezza e la remissione dei peccati.
Dante, quindi, chiede mediante quale grazia Forese si trovi già nel Purgatorio e non alle sue porte, nell’attesa di scontare il fio del suo tardivo pentimento. Il merito, gli viene spiegato, è di Nella Donati, moglie di Forese, che con le sue preghiere e la sua vita pia ha accelerato il processo di redenzione di suo marito: come la sua condotta esemplare è diversa da quella delle altre donne fiorentine! Ma presto, annuncia Forese, cadrà su di loro dagli altari della Chiesa un tale provvedimento che se lo sapessero, già ora urlerebbero di paura.
Biasimando la liberalità dei costumi delle donne fiorentine e della città in generale, Forese profetizza la morte drammatica del fratello Corso, colui che di tale corruzione “più n’ha colpa”, e non può evitare di alludere all’esilio che l’amico Dante soffrirà proprio a causa di Corso…”

Fonti:
Enciclopedia Dantesca
Wikipedia
Treccani

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