Le Insulae Clarae, il Lacus Timavi e la collina perduta del Lisert
C’erano isole dove oggi molti vedono soltanto strade, industrie e pianure.
Poche persone ricordano che il paesaggio del Lisert un tempo era diverso: acque, piccoli rilievi calcarei e terre emergenti che i Romani chiamarono Insulae Clarae, immerse nel misterioso mondo del Lacus Timavi.
Tra storia, archeologia e leggende, questo racconto riporterà alla luce ciò che il tempo e l’uomo hanno nascosto: una collina scomparsa, sorgenti antiche, luoghi sacri e memorie che continuano a vivere nelle pietre e nei racconti.
…
Il sole stava sorgendo lentamente dietro il mare
Briciola si stiracchiò, sbadigliò e guardò il Cavaliere. «Mi avevi promesso la storia del Diaul Zot.»
Il Cavaliere sorrise. «Te l’ho promessa, è vero. Ma nessuno può capire il Diavolo Zoppo senza conoscere prima la sua casa.»
«La sua casa?»
«La collina di Sant’Antonio.»
Briciola guardò intorno. Davanti a lei c’erano le terme, gli alberi, le strade e gli edifici del Lisert. «Quale collina? Qui non c’è nessuna collina!»
Il Cavaliere abbassò lo sguardo. «Ed è proprio questo il punto. Oggi quasi nessuno immagina che, dove stiamo camminando, esisteva un rilievo di roccia calcarea che dominava tutta la zona. Era molto più alto dell’attuale terreno e per secoli fu uno dei punti più riconoscibili di questo paesaggio.»
Briciola rimase sorpresa. «È sparita?»
«Poco alla volta. L’uomo l’ha scavata, tagliata, livellata per fare spazio alla ferrovia, alle strade, alle cave e poi allo sviluppo industriale. Chi arriva oggi qui non può immaginare quanto fosse diverso questo luogo.»
Il vento sembrò portare con sé un’eco lontana.
«Ma questa collina era ancora più antica di quanto pensi» continuò il Cavaliere. «Milioni di anni fa questi rilievi calcarei emergevano dalle acque che ricoprivano gran parte della pianura. Quando il mare si ritirò e il paesaggio cambiò, rimasero come piccoli isolotti di pietra affacciati sulle lagune e sulle risorgive del Timavo.»
Briciola inclinò la testa. «Quasi delle isole?»
«Esattamente. Molti studiosi ritengono che questi rilievi possano identificarsi con le antiche Insulae Clarae, cioè le “Isole Chiare”. Il loro nome probabilmente deriva dal colore bianco della roccia calcarea, che le rendeva ben visibili ai naviganti lungo la costa e nel grande sistema del Lacus Timavi. Le fonti romane le ricordano proprio come piccole alture bianche che emergevano dall’acqua e costituivano un importante punto di riferimento sulla strada verso Aquileia.»
«Con il passare dei secoli quel paesaggio cambiò volto. Le acque dell’antico Lacus Timavi lasciarono lentamente spazio a nuove terre, mentre i sedimenti dei fiumi e l’opera dell’uomo trasformarono lagune e paludi in una pianura sempre più estesa.
«Ma non fu solo il paesaggio a conservare la memoria di quel mondo.»
Anche i nomi, però, conservarono la memoria di quel mondo scomparso. Uno di questi è Lisert, un antico toponimo che da secoli identifica questa zona. La sua origine è ancora discussa dagli studiosi, ma il fatto stesso che sia sopravvissuto fino a oggi è una delle ultime tracce di quel paesaggio scomparso, un nome che continua a raccontare un paesaggio molto diverso da quello che vediamo oggi.
«Quindi anche i Romani vedevano questa collina?»
«Eccome. Chi arrivava lungo la costa o percorreva la strada verso Aquileia riconosceva facilmente questi rilievi chiari. Erano un punto di riferimento naturale ben prima che sorgessero le terme.»
Per qualche istante nessuno parlò.
Era difficile immaginare quel paesaggio scomparso.
Niente industrie.
Niente asfalto.
Solo rocce bianche, acqua, canneti e il rumore del vento.
Briciola raccolse un piccolo sasso calcareo. «Forse… è un pezzetto della vecchia collina.»
Il Cavaliere sorrise. «Forse sì. A volte la storia sopravvive proprio nelle cose più piccole.»
Poi il suo volto cambiò espressione.
«Ma sai una cosa curiosa?»
«Cosa?»
«La gente non aveva paura della collina… aveva paura di quello che si diceva ci fosse sotto.»
«Sotto?»
«Grotte profonde, cavità misteriose, cunicoli e un custode che, secondo la leggenda, non permetteva a nessuno di impadronirsi del tesoro nascosto.»
Briciola spalancò gli occhi. «Il Diaul Zot…»
Il Cavaliere annuì. «Esatto. Ma quella… è una storia che merita di essere raccontata con calma.»
Il vento tornò a soffiare tra gli alberi.
Per un attimo sembrò arrivare dalle profondità della vecchia collina una risata lontana… oppure era soltanto l’eco di una leggenda che, da secoli, continua a vivere nel cuore del Lisert.
Le colline possono scomparire. Le acque possono cambiare strada. Ma i nomi… a volte, sono gli ultimi custodi della memoria.
Domani il Cavaliere manterrà la promessa. Scenderemo nelle grotte della leggenda per incontrare il più famoso e misterioso custode del territorio: il Diaul Zot, il Diavolo Zoppo.
Domani il viaggio continuerà tra gli antichi autori che descrissero questo luogo e le leggende nate attorno alle misteriose acque del Timavo.







