… nel duemila tutto cambierà
Anzoleto sorrise. «E finalmente arrivemo al Duemila.» Briciola abbaiò piano. «Eh sì, piccola. Qua comincia la parte dove i sogni devono diventare progetti.»
E questa volta qualcosa cominciò davvero a muoversi. Già nel 2000 la Regione Friuli-Venezia Giulia aveva messo nero su bianco il primo passo: una legge regionale destinava 200 milioni di lire a uno studio preliminare per il risanamento e il recupero dell’utilizzo termale delle Terme Romane del Lisert. E non si fermava lì: la stessa legge prevedeva anche un contributo al Comune di Monfalcone per il recupero produttivo e ambientale dell’area e delle strutture, con 300 milioni di lire all’anno per dieci anni, a partire dal 2001.
Anzoleto batté una mano sul rotolo. «Qua no xe più soltanto parole.» Briciola sollevò le orecchie. «Cominciano a saltar fora i schei, piccola!»
Ma tra le decisioni sulla carta e la realtà dei cantieri la strada sarebbe stata ancora lunga. Quel tavolo di coordinamento, infatti, sembrava una vera torre de Babele: Regione, Comune, enti e soggetti diversi chiamati a trovare una strada comune. Tanti che parlava. Tanti che doveva decidere. E la prima pietra che continuava a restar lontana.
«Per veder rinascere le Terme» borbottò Anzoleto sfogliando le scartoffie, «ghe xe voluti più timbri che litri de acqua sulfurea!»
Nel 2004 presero forma nuove iniziative e ipotesi concrete per recuperare il compendio termale e restituire a Monfalcone la sua vocazione termale. Nel 2007 arrivò il progetto di ristrutturazione. Poi i finanziamenti. Poi, finalmente, i lavori.
Anzoleto si voltò verso la pianura. «E io ve lo avevo detto sempre nei miei testamenti de carneval!» Allargò le braccia. «Tra i lasciti e le grandi eredità che go distribuito alla città, sapete cosa go messo all’ultimo, sempre? “E a tutti i monfalconesi ve lasso le Terme Romane!”»
Beppe, dall’alto del suo metro scarso di pino, sembrò quasi scuotere le fronde per l’insolenza. Anzoleto rise. Ma subito dopo tornò serio.
«Già…» Guardò la terra sotto i suoi piedi. «Per anni el nostro tesoro xe sta un mucio de ruderi, rovi e vasche improvvisade, dove la gente continuava a bagnarse de frodo.»
Si fermò. «Quella era la nostra eredità.» Poi indicò il terreno. «Un tesoro sepolto sotto l’abbandono, mentre la città pensava a produrre, a lavorare, a tirar dritto col gamelin sotto el braccio.»
Il vecchio re del carnevale guardò i due alberelli e il cagnolino. Posò una mano affettuosa sulla terra ai piedi dell’edicola. «Ma la terra ha la testa dura, cari i miei pini.» Abbassò la voce. «E le sorgenti sulfuree sotto la collina de Sant’Antonio no ga mai smesso de scorrer.»
Briciola fece un passetto in avanti e appoggiò il muso contro il tronco di Beppe, quasi volesse ascoltare anche lei. Anzoleto sorrise. «Per decenni se semo accontentadi de riderne sopra con la satira. Una vergogna trasformada in una battuta da carneval.»
Poi guardò lontano, verso il luogo dove i vecchi cantieri incontravano il futuro. «Ma adesso le cose cambia.» Arrotolò lentamente il suo testamento. «Le battute lascia el posto ai cantieri.»
Il vento si alzò. «La polvere torna a volar.»
E il vecchio Anzoleto infilò il rotolo nella tasca. La strada era ancora lunga, ma finalmente aveva una direzione.
Quando le ruspe entrarono nell’area, il recupero dovette confrontarsi con un luogo che non era mai stato davvero soltanto un vecchio stabilimento. Sotto la terra c’era la storia: resti romani, tracce delle antiche strutture termali e la memoria delle Terme ottocentesche. Il futuro doveva quindi avanzare senza cancellare il passato. Il cantiere termale diventava anche, inevitabilmente, un luogo nel quale la storia tornava a chiedere attenzione.
I lavori proseguirono e finalmente, nel dicembre del 2013, arrivò il momento tanto atteso: il nuovo complesso termale venne inaugurato. All’inizio del 2014 le Terme tornarono ufficialmente a funzionare. Dopo decenni di abbandono, l’acqua tornava a essere protagonista.
Anzoleto fece ancora qualche passo. Poi si voltò verso Beppe, Toni e Briciola. «El Sior Anzoleto el ga fatto el suo dovere.» Sorrise. «pAdesso toca a voi tener d’occhio le radici.»
La sirena di un cantiere suonò in lontananza. Beppe e Toni mossero i rami. Briciola drizzò le orecchie. … E qualcuno passava sempre davanti alle Terme dicendo ancora “Qui verrò a fare riabilitazione “
E sotto la terra, invisibile agli occhi, l’acqua continuava a scorrere.
Come aveva fatto per duemila anni.









