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13 agosto fine ‘900 lux

13 agosto – Sior Anzoleto e il tesoro sotto i rovi

Il mattino dopo, Anzoleto tornò.

Questa volta non aveva il mantello dei grandi proclami, né il sorriso sornione con cui era comparso il giorno prima.

Aveva con sé soltanto il suo vecchio rotolo di carta.

Briciola lo vide arrivare per prima e sollevò le orecchie.

«Ah, te ne sei accorta, eh!»

Il vecchio carnevalesco fece un inchino al cagnolino, poi si sistemò tra Beppe e Toni.

«Ieri ve gavevo promesso la storia vera. E quando Sior Anzoleto promette, anche se xe carnevale, bisogna che mantenga.»

Beppe e Toni lasciarono ondeggiare piano i rami.

Anzoleto aprì il foglio.

«Partiamo dagli anni Ottanta. E qua, cari i miei pini, no xe più tempo da ridere.»

Fece una pausa.

«Le Terme Romane erano diventate un relitto del passato.»

Davanti a lui sembrò comparire un’altra Monfalcone.

Gli edifici erano ormai diroccati. La vegetazione aveva riconquistato muri, cortili e passaggi. Quello che un tempo era stato un luogo di cura e di villeggiatura era precipitato nell’abbandono.

Nessuna vera protezione.

Nessuna vera valorizzazione.

Solo rovine, rovi e memoria.

«Eppure…» disse Anzoleto, alzando un dito.

«Eppure l’acqua non aveva mollato.»

Le sorgenti sulfuree continuavano a scorrere.

E i monfalconesi, a modo loro, non avevano mai smesso di sentirle proprie.

Nonostante le rovine, nonostante il degrado, qualcuno continuava ad andare alle vecchie terme. Si utilizzavano persino vasche di fortuna, ricavate spontaneamente là dove l’acqua calda continuava a sgorgare. Dicevano che era miracolosa, o almeno curativa.

Anzoleto scosse la testa.

«Capito? A Monfalcone puoi potar via tutto … ma l’acqua… quella no.»

Briciola annusò la terra.

«E proprio questa ostinazione della gente» continuò Anzoleto «diceva che sotto quei rovi non c’era soltanto un rudere. C’era ancora qualcosa che apparteneva alla città.»

Gli anni Novanta

Anzoleto arrotolò per un momento il foglio, come per raccogliere le idee.

«Poi arrivarono gli anni Novanta.»

Il quadro non migliorò.

La Piana del Lisert e i margini dell’antico bacino portavano ancora i segni dell’incuria. Le rovine rischiavano di scomparire definitivamente, inghiottite dalla vegetazione e dal tempo.

«Ma proprio quando sembrava che tutto fosse perduto…» disse.

«…qualcuno cominciò a guardare quei ruderi con occhi diversi.»

Storici, associazioni, appassionati e cittadini iniziarono a riportare l’attenzione sulla storia del luogo.

Tornarono a essere ricordati i racconti antichi, gli studi, le testimonianze di chi aveva osservato e descritto quelle acque molti anni prima.

Tra questi, anche le parole dell’inglese Sir Richard Francis Burton, che nell’Ottocento aveva lasciato una testimonianza delle terme e del territorio.

E tornò a parlare anche il Lacus Timavi, quella memoria antichissima del paesaggio che per secoli aveva accompagnato la storia delle sorgenti.

Anzoleto si tolse il cappello.

«Vedè? Prima xe la memoria che torna. Dopo, pian pian, arriva il resto.»

Si rimise il cappello.

«E quei ruderi cominciarono a non essere più soltanto ruderi.»

Cominciò a farsi strada una nuova consapevolezza: quelle vestigia erano un bene storico, archeologico e ambientale.

Qualcosa da conservare.

Qualcosa da restituire alla città.

Anzoleto ripiegò lentamente il suo foglio.

«E così semo arrivadi al 1999.»

Guardò Beppe e Toni, poi Briciola.

«Un secolo finiva. E le Terme erano ancora là, ferite, dimenticate, ma finalmente tornate a far parlare di sé.»

Sorrise sotto i baffi.

«Perché, vedè, cari i miei pini, io no gavevo mai mollà.»

E qui gli tornò quel sorriso da Sior Anzoleto Postier che tutta Monfalcone conosceva.

«Ogni anno, sotto il loggione del Comune, davanti alla gente, nel mio testamento de Carnevale, ghe lassavo sempre qualcosa alla città.»

Alzò il dito.

«E alla fine arrivava il lascito più importante.»

Si schiarì la voce e assunse il tono solenne del grande proclama:

«E ai monfalconesi… ve lasso le Terme Romane!»

Briciola abbaiò.

Toni mosse le fronde.

Beppe, invece, rimase impassibile.

Anzoleto scoppiò a ridere.

«Eh, Beppe! Ti no te ridi perché ti sa già come che xe andada a finir!»

Poi tornò serio.

Guardò verso la pianura, dove il vecchio secolo stava lentamente lasciando spazio al nuovo.

«Ma fino al 1999, cari miei, questa era ancora una promessa.»

Si infilò il cappello.

«Per sapere se el lascito xe finalmente diventà realtà…»

Fece una pausa teatrale.

«…dovemo aspettar el Duemila.»

E se ne andò lungo il sentiero ghiaioso, mentre Briciola lo seguiva con gli occhi.

Il vento del Lisert passò ancora una volta tra i rami dei due pini.

Il Novecento era finito.

Ma la storia delle Terme, quella vera, non era ancora finita.



A domani
Terme Romane Lux
Luci curiose LuX

LuxLucis

pensionata, con il pallino informatico, tecnologico, iPaddistico ...

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