15 agosto – Le Terme a Ferragosto
Per una volta Anzoleto non aveva portato con sé grandi date, battaglie, trattati o personaggi illustri. Aveva il suo vecchio rotolo di carta sotto il braccio, ma sembrava quasi più leggero del solito.
Briciola lo vide arrivare e si sistemò all’ombra. Poco più in là c’erano Beppe e Toni, già alle prese con una discussione che sembrava molto importante, anche se nessuno aveva ancora capito bene di cosa si trattasse.
«Oggi niente storia?» chiese Briciola.
Anzoleto sorrise. «Oggi sì… ma con calma. Oggi femo un giro curioso, senza far correre il tempo.»
«Questa è una delle storie più strane» disse Anzoleto dopo un po’.
«Quale?» domandò Briciola.
«Quella della sorgente.»
Briciola sbadigliò. «La sorgente la conosco. Esce acqua.»
«Eh, ma questa non è una sorgente qualunque. Pare che, in certe condizioni, la sua portata fosse influenzata dalla marea.»
Briciola si mise seduta. «Aspetta. Vuoi dire che quando il mare si alzava… anche l’acqua delle Terme si svegliava?»
«Proprio così.»
«E quando il mare scendeva?»
«Scendeva anche lei.»
Beppe si avvicinò. «Quindi bastava guardare il mare per capire come stava la sorgente?»
Anzoleto sorrise. «Non proprio così semplice.»
Briciola lo fissò. «Ma allora l’acqua delle Terme faceva il bagno con il mare?»
Anzoleto rise. «No, piccola! Ma l’idea non è poi così lontana.»
Le antiche testimonianze raccontano infatti una sorgente dalle caratteristiche particolari, la cui portata sembrava risentire dell’alternanza delle maree. E in un luogo dove acqua dolce, acqua salmastra, laguna e mare erano così vicini, forse non era poi tanto strano che la natura si divertisse a confondere le carte.
«Insomma» disse Briciola, «anche l’acqua aveva le sue maree.»
«E le sue bizze» aggiunse Anzoleto.
Anzoleto srotolò un altro pezzetto della sua carta. «E sapete che alla fine del Settecento c’era già chi pensava alle Terme come a un vero luogo di soggiorno?»
«Hotel a cinque stelle? Una SPA?» chiese Briciola.
«Piano! Eravamo nel 1799.»
«Ah.»
«Si parla di una struttura con appena sette stanze.»
Beppe fece un rapido conto sulle dita. «Sette?»
«Sette.»
«E se arrivavano in otto?»
EToni lo guardò. «Forse non avevano ancora inventato il problema del tutto esaurito.»
Anzoleto rise. «Per quei tempi bastava e avanzava.»
E forse è proprio questa una delle cose più curiose della storia delle Terme: tutto quello che sarebbe venuto dopo cominciò in modo molto più piccolo di quanto immaginiamo. Poche stanze, poche persone, una sorgente e tanta fiducia nell’acqua.
«E dove facevano il bagno?» domandò Briciola.
«Nelle vasche.»
«Di marmo?»
Anzoleto fece una faccia furba. «Di legno.»
Briciola spalancò gli occhi. «Di legno?!» «Sì. Vasche di legno.» «E non si rovinavano?»
Beppe intervenne: «Io prima di entrare avrei controllato bene il fondo.»
«Tu controlli sempre tutto» disse Toni.
«Qualcuno dovrà pur farlo.»
Le Terme di una volta non avevano certo l’aspetto dei moderni stabilimenti termali. Ma il principio era quello di sempre: immergersi nell’acqua e affidarsi alle sue virtù. E forse, a pensarci bene, c’era anche qualcosa di bello in quelle semplici vasche. Niente lusso, niente grandi scenografie: solo acqua calda, vapore e il silenzio di un luogo ancora circondato dalla natura.
«E la temperatura?» domandò Briciola.
«Ah, quella era un’altra faccenda.»
Le testimonianze ottocentesche descrivono un’acqua dalle caratteristiche variabili e, ancora una volta, entravano in gioco le particolarità del luogo: maree, condizioni atmosferiche e rapporti fra le acque sotterranee e quelle della zona.
«Insomma» disse Briciola, «anche il termometro faceva quello che voleva.»
«Diciamo che le Terme avevano un certo carattere.»
«Come te» disse Briciola.
Anzoleto fece finta di offendersi. «Mi conosci troppo bene.»
Beppe e Toni risero.
«Poi arrivarono anche quelli che volevano vedere e raccontare tutto» disse Anzoleto. «Uno di questi fu Burton.»
«Era un cane?» chiese Briciola.
«No!»
«Peccato.»
Beppe sorrise. «In effetti sarebbe stato un bel personaggio.»
Richard Francis Burton, viaggiatore, esploratore e scrittore inglese, passò anche da queste parti nell’Ottocento e lasciò testimonianze del territorio. E pensare che oggi attraversiamo certi luoghi senza quasi accorgerci di quante persone, prima di noi, li abbiano guardati con occhi completamente diversi. Per loro era un viaggio. Per noi è memoria.
Briciola, ormai incuriosita, si avvicinò ancora di più. «Ma questa storia dell’imperatore Augusto è vera?»
Anzoleto sorrise. «E qua bisogna andar piano.»
La tradizione ha collegato le acque del Timavo e delle Terme anche alla figura di Augusto. Ma, come spesso accade nelle storie antiche, tradizione e documenti non sono sempre la stessa cosa.
«Quindi era davvero lui?» chiese Briciola.
«Non possiamo dirlo con certezza.»
Toni annuì. «Ed è proprio questa la parte interessante: una cosa è ciò che racconta la tradizione, un’altra è ciò che possiamo dimostrare.»
«Quindi magari Augusto non c’era… ma le Terme erano già importanti.»
«Esatto» disse Anzoleto. «E questo, alla fine, è quello che conta.»
Briciola ci pensò un momento. «Posso avere un biscotto?»
Anzoleto sospirò. «Ecco el vero motivo de tutte ste domande.»
Per un momento Anzoleto rimase in silenzio. Poi indicò la scritta che aveva riportato sul suo vecchio foglio: AQUA DEI ET VITAE. «Acqua di Dio e della vita.»
Briciola guardò la scritta. «Bella.»
«Sì» disse Beppe. «In poche parole racconta davvero tutto.»
L’acqua che cura. L’acqua che dà vita. L’acqua che arriva dalla terra e che per secoli gli uomini hanno guardato con meraviglia. Forse è anche per questo che attorno alle sorgenti nascono leggende, racconti, devozioni. Perché l’acqua, quando sgorga dalla terra calda e senza che nessuno la comandi, sembra davvero un piccolo miracolo.
Ma la sorgente era anche chiamata la “Busa di Mate” continua Sior Anzoleto mentre guarda le terme e racconta a Beppe e Toni: “E pensar che una volta, chi che finiva int la Busa di Mate, el vegneva fora o che ‘l saveva za ‘natar o che ‘l s’avesa catà un tesoro… o almanco do ciocie bone!”
Briciola abbaia curiosa e chiede …”Ma cosa dici?
Sior Anzoleto traduce “Che chi finiva dentro la Busa di Mate, o ne usciva che sapeva già nuotare, o si era trovato un tesoro… o almeno due scarpe buone!”,
Anzoleto richiuse lentamente il suo rotolo.
«Basta storia per oggi.»
Briciola lo guardò sorpresa. «Tutto qua?»
«Tutto qua.»
«Niente Romani?»
«No.»
«Niente imperatori?»
«No.»
«Niente guerre?»
«Nemmeno una.»
Beppe si stiracchiò. «Questa sì che è una giornata di Ferragosto.»
Toni sorrise. «Non dirlo troppo forte. Con Anzoleto non si sa mai.»
Briciola si sistemò meglio all’ombra. Anzoleto si sedette accanto a lei, mentre Beppe e Toni rimasero poco più in là. Davanti a loro il paesaggio sembrava tranquillo.
E forse era proprio questo il modo migliore per ricordare le Terme: non soltanto attraverso le grandi date, ma attraverso le piccole cose. Una sorgente che pareva ascoltare la marea. Una vecchia vasca di legno. Sette stanze. Un viaggiatore arrivato da lontano. Una storia raccontata per secoli. E quell’acqua che continuava a uscire dalla terra, mentre gli uomini cambiavano, le strade cambiavano, i confini cambiavano e persino i nomi cambiavano.
Briciola chiuse gli occhi.
«Anzoleto?»
«Dimme.»
«Domani possiamo tornare a fare storia seria?»
Anzoleto sorrise. «Domani vedemo.»
«E oggi?»
«Oggi xe Ferragosto.»
Beppe alzò appena la testa. «E soprattutto niente altre date.»
Toni lo guardò. «Non prometterlo. Potrebbe sentirti.»
Briciola sorrise nel sonno.
E per una volta, anche la storia si concesse una giornata di riposo.
Il trenino del cantiere
Ma proprio quando sembrava che Anzoleto avesse davvero finito, da lontano arrivò un rumore.
Un piccolo rumore metallico, ritmico.
Tac…tac…tac …
Briciola alzò orecchie e muso..
«Cos’è?»
Sior Anzoleto sorrise.
«Ah… questo xe un ricordo che arriva da lontano.»
E poco dopo comparve il famoso trenino del cantiere, quello che un tempo portava gli operai al lavoro.
Beppe e Toni lo guardarono avvicinarsi.
«Anzoleto…» disse Briciola, «te ghe vol andar via in treno?»
«Eh sì, piccola. Oggi go deciso de far le cose per ben.»
Briciola inclinò la testa.
«E dove va?»
Anzoleto salì sul trenino, si voltò e fece un ultimo cenno con la mano.
«Dove che va la storia. Avanti.»
Il trenino ripartì lentamente.
Tic… tac… tic… tac…
Briciola lo seguì con gli occhi finché non sparì.
Poi si voltò verso Beppe e Toni.
«Secondo voi torna?»
Beppe sospirò.
«Con Anzoleto? Sicuro.»
Toni sorrise.
«E magari col prossimo treno porta anche qualche altra storia.»
Briciola si rimise all’ombra.
«Va bene. Ma domani niente sette stanze, maree e imperatori.»
Beppe la guardò.
«Non prometterlo.»
E, mentre il rumore del vecchio trenino si perdeva in lontananza, sulle Terme tornò il silenzio.
Ferragosto poteva continuare.
E per una volta, anche la storia si concesse una giornata di riposo.
BUON FERRAGOSTOIl trenin del cantierin ….









