Sior Anzoleto Postier
Il vento del Lisert accarezzava i rami bassi di Beppe e Toni, i due piccoli pini trapiantati a guardia dell’edicola di Sant’Antonio. Accanto a loro,
Briciola scuoteva le orecchie, annusando l’aria frizzante che portava con sé l’eco della storia e il profumo acre del passato industriale.
Dal sentiero ghiaioso, con il passo teatrale di chi ha appena calcato le scene della piazza e un mantello che odorava ancora di coriandoli fuori stagione, spuntò lui: Sior Anzoleto Postier.
«Voi non mi riconoscete, ma sono io: il Cavaliere che vi ha accompagnato per secoli.
E non adesso è giunta l’ora di raccontare.»
In mano teneva un rotolo di carta ingiallita, legato con un nastro rosso consumato. Si fermò proprio tra i due pini, aggiustandosi il cappello con un sorrisetto sornione.
«Ah, voi due…» esclamò Anzoleto rivolgendosi a Beppe e Toni con un finto tono solenne, indicando poi la terra calpestata da Briciola.
«Pensate che il cemento e le sirene delle fabbriche abbiano cancellato tutto, eh?
Credete che con le gru e i piazzali della Solvay la storia si sia messa a dormire per sempre?»
Toni mosse leggermente i rami in segno di dubbio, mentre Briciola guaì piano, quasi a voler chiedere spiegazioni.
Sior Anzoleto srotolò il foglio, lo stesso che poche settimane prima aveva letto a gran voce davanti al Municipio, a mezzogiorno in punto, tra le risate e gli applausi della folla di Monfalcone.
Poi guardò i due pini, Briciola e, oltre loro, la pianura.
«Adesso vi racconto io la storia vera di questi ultimi decenni. Perché io c’ero sempre, ed ho sempre vigilato. E vi posso raccontare tutto: dalle rovine al rilancio, tra la fine del Novecento e il Duemila.»
“Sapete già la storia millenaria delle Terme Romane di Monfalcone, che affonda le radici nell’epoca classica e attraversa i fasti dell’Ottocento. Ma il capitolo più recente della loro storia – quello tra gli anni Ottanta, Novanta e i primi anni del Duemila – è una storia diversa.
È la storia di un profondo abbandono. Ma anche di un tenace desiderio di riscatto.»
Anzoleto ripiegò lentamente il foglio.
Guardò Briciola.
Guardò Beppe e Toni.
Poi sorrise.
«E quella storia… mettetevi comodi tutti e tre e ve la racconto io!”
Magari domani, adesso siamo tutti stanchi








