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11 agosto il futuro Lux

11 agosto – Quando il futuro arrivò, e il passato rimase sotto i piedi

Il mattino seguente il Cavaliere rimase immobile davanti al canale Locovaz. Non parlava.

Anche Briciola rimase in silenzio.

«Che cosa stai ascoltando?» domandò infine.

Il Cavaliere sorrise appena.

«Il silenzio.»

Beppe guardò l’acqua.

«Un tempo qui si sentivano le rane, gli uccelli di palude e il gorgoglio delle sorgenti. Poi arrivarono altri rumori.»

In lontananza una sirena annunciò l’inizio del turno al cantiere.

«La città cresceva» continuò il Cavaliere. «Ed era giusto che crescesse. Migliaia di famiglie vivevano grazie a quel lavoro. Ma ogni conquista ha un prezzo.»

Briciola abbassò le orecchie.

«Quale prezzo?»

Il Cavaliere indicò il terreno.

«Per fare posto alle fabbriche furono interrati canali, livellata la collina di Sant’Antonio, coperte sorgenti che per secoli avevano alimentato le antiche Terme. Nessuno immaginava che un giorno tutto questo avrebbe avuto un valore diverso.»

Beppe annuì lentamente.

«Ricordo i camion. Ricordo le ruspe. Ogni settimana il paesaggio cambiava un po’. Noi vedevamo il futuro arrivare e non pensavamo a quello che stava scomparendo.»

Per qualche istante nessuno parlò.

Poi Briciola ruppe il silenzio.

«Ma la gente era contenta?»

«Sì» rispose Beppe. «Molto contenta. Finalmente c’era uno stipendio sicuro. Le case si riempivano, i negozi lavoravano, i bambini potevano studiare. Nessuno avrebbe scelto di tornare alla fame pur di salvare un canneto.»

Il vento mosse lentamente le canne del Locovaz.

«Però…» disse il Cavaliere.

Briciola lo guardò.

«Con il passare degli anni ci si accorse che qualcosa non andava. L’aria diventava più pesante, l’acqua cambiava colore in alcuni punti e molti luoghi che gli anziani ricordavano non esistevano più.»

Beppe sospirò.

«Allora non si parlava u avanti. Solo negli anni successivi molte persone scoprirono che alcuni materiali e alcune lavorazioni, allora considerati normali, potevano avere conseguenze molto gravi per la salute. Fu una lezione dolorosa, che cambiò il modo di vedere l’industria e la sicurezza.»

Il Cavaliere raccolse una piccola pietra.

«La storia non serve per trovare colpevoli. Serve per capire. Chi costruì questa città ci lasciò un’eredità preziosa: il lavoro. Oggi tocca a noi conservarne un’altra: la memoria.»

Briciola guardò il cielo.

«Quindi possiamo avere tutte e due?»

Il Cavaliere sorrise.

«È proprio questa la sfida del nostro tempo.»

Il sole illuminò il canale.

Tra i canneti sembrò riaffiorare, per un solo istante, il riflesso di un’antica sorgente.

Forse era soltanto un gioco di luce.

Oppure la storia stava davvero tornando a farsi vedere.

E forse non era mai scomparsa del tutto.

Anche quando le terme furono abbandonate, infatti, quel luogo continuò a essere frequentato.

Ogni tanto arrivava qualcuno che ricordava ancora i benefici di quelle acque calde e si immergeva, quasi di nascosto, nelle vasche o nelle sorgenti rimaste accessibili.

E poi c’erano i ragazzi.

Per loro quelle terme abbandonate erano semplicemente un posto dove andare a giocare, esplorare, curiosare. Un luogo un po’ misterioso, dove l’acqua continuava a raccontare una storia che gli adulti forse stavano già dimenticando.

Così, tra chi cercava ancora il sollievo delle acque e chi cercava soltanto un’avventura, le terme continuarono a vivere ancora per qualche tempo.

Non più come stabilimento.

Non più come luogo organizzato.

Ma come luogo della memoria.

E forse è proprio per questo che, quando torniamo a guardare quel paesaggio, sembra quasi che qualcosa ci stia ancora aspettando sotto i nostri piedi.

Luci curiose LuX
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Il futuro arruvò
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LuxLucis

pensionata, con il pallino informatico, tecnologico, iPaddistico ...

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