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Toni non si aRrRende

27 agosto: L’acqua che non si arrende

Il giorno dopo, il sole non aveva più la stessa arroganza dei giorni scorsi.
Da qualche tempo, infatti, una pioggia leggera e intermittente aveva iniziato ad alleggerire l’aria, e il caldo, pur presente, non bruciava più come prima.

Sior Intento arrivò presto, con l’annaffiatoio colmo e un vecchio ombrellone da spiaggia, quello a righe sbiadite che da anni dormiva in un angolo.

Briciola gli corse incontro scodinzolando, ma appena arrivò vicino a Toni si fermò, orecchie basse. «È ancora qui» mormorò.

Toni non rispose subito. Aveva gli aghi ancora spenti, ma qualcosa era cambiato: il telo leggero sistemato il giorno prima e la pioggia di queste ultime ore gli avevano regalato un po’ di sollievo. La terra non era più quella polvere grigia di ieri.

Sior Intento piantò l’ombrellone con cura, regolò l’inclinazione, poi si accovacciò.
«Buongiorno, ragazzo mio.»

Prese l’annaffiatoio e lasciò scorrere l’acqua lentamente, quasi a non spaventare le radici. Ne aggiunse ancora, con pazienza, facendo attenzione che penetrasse bene in profondità.

Beppe, dal vaso vicino, osservava in silenzio. Alla fine non resistette: «Toni… senti qualcosa?»

Un rametto si mosse, debole ma netto. «Sì… un po’ di fresco. Laggiù, sotto.»

Sior Intento sorrise senza alzare la voce. «Xe solo l’inizio. Oggi te do da bere con quel che posso. L’ottuagenario torna venerdì con le sue taniche, ma intanto restemo qua noi.»

Briciola si sdraiò all’ombra dell’ombrellone, con il muso puntato verso Toni, come a fare la guardia.

Passarono i minuti. Le ruspe continuavano a lavorare lontano, sollevando nubi grigie, ma sotto l’ombrellone a righe il mondo sembrava più piccolo e più quieto.

Quando Sior Intento si alzò, le ginocchia scricchiolarono. Guardò i due pini uno dopo l’altro. «Beppe, tieni d’occhio tuo fratello.
Toni… non mollare.
Venerdì arriva lui con le taniche. E se serve, passo pure io prima.»

Poi accarezzò la testa di Briciola e si avviò verso l’ingresso delle Terme, portandosi dietro l’annaffiatoio vuoto.

Dietro di lui, sotto l’ombra improvvisata, Toni mosse ancora un rametto.

Non era guarito.
Ma non era più solo.

E a volte, quando il caldo sembra voler vincere tutto, basta questo:
un’ombra, un annaffiatoio d’acqua, un po’ di pioggia e qualcuno che non si arrende.

E l’acqua, quella fresca delle taniche e quella calda delle terme, continuò a fare il suo lavoro, quieta e paziente, come sempre.

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Terme Romane Lux
Luci curiose LuX


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LuxLucis

pensionata, con il pallino informatico, tecnologico, iPaddistico ...

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