Giornata Internazionale contro le Mutilazioni Genitali Femminili (MGF)
Una giornata istituita dalle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica su una pratica che costituisce una grave violazione dei diritti umani, della salute e della dignità di bambine e donne.
Cosa sono le mutilazioni genitali femminili

Le mutilazioni genitali femminili comprendono tutte le pratiche che comportano l’asportazione parziale o totale dei genitali femminili esterni, o altre lesioni agli organi genitali, effettuate per motivi non medici.
Non hanno alcun fondamento sanitario, scientifico o religioso e sono riconosciute a livello internazionale come una forma di violenza di genere.
Una realtà più complessa di quanto si creda
Le MGF non appartengono a una singola religione: esistevano già in epoche pre-cristiane e pre-islamiche. Infatti questa crudele operazione veniva praticata fin dagli albori della civiltà, molti secoli prima della comparsa sulla scena della religione islamica.
Infatti il grande storico greco Erodoto (V sec. a.C) racconta che la MGF era praticata molto prima della sua epoca da Fenici, Ittiti, Egizi, Etiopi.
Strabone (I sec.a.C.), Sorano d’Efeso (II sec. d.C.), Ezio di Amida (V/VI sec. d.C.), raccontano che anche in Atene e in Roma veniva praticata la “infibulazione” chiudendo l’apertura vaginale con una spilla (fibula) alle mogli dei soldati che partivano per le campagne militari dell’Impero allo scopo di impedirne l’adulterio durante la loro assenza.

Sembra impossibile, ma ancora oggi queste pratiche non si verificano solo in aree rurali: in alcuni Paesi vengono praticate anche in contesti urbani e, in casi particolarmente gravi, in forma medicalizzata, che può trasmettere una falsa idea di sicurezza.
Anche l’età delle vittime varia: se spesso colpiscono bambine molto piccole, in alcune culture avvengono durante l’adolescenza o poco prima del matrimonio.
Diffusione nel mondo

Secondo le Nazioni Unite, oltre 200 milioni di donne e ragazze vivono oggi con le conseguenze delle mutilazioni genitali femminili, soprattutto in alcune regioni dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia.
Il fenomeno riguarda anche l’Europa e l’Italia, rendendo fondamentale il lavoro di prevenzione, informazione e tutela delle minori.
Le conseguenze
Le mutilazioni genitali femminili possono provocare:
- dolori intensi e complicazioni immediate
- infezioni e problemi di salute a lungo termine
- difficoltà durante gravidanza e parto
- gravi traumi psicologici
Il significato del 6 febbraio
Questa giornata rappresenta un momento di consapevolezza e impegno.
In diversi Paesi il numero delle MGF è in progressivo calo, grazie all’istruzione, al dialogo con le comunità e all’impegno di molte donne che, dopo averle subite, sono diventate protagoniste del cambiamento.
Dire no alle mutilazioni genitali femminili significa affermare che nessuna tradizione può giustificare la violenza sul corpo delle donne.

Illustrazione contro le mutilazioni genitali femminili, simbolo di tutela dei diritti delle donne






