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Grado per foresti e non

13 settembre – La Grado che non ti aspetti: una passeggiata, mille storie

Domenica all’Ospizio Marino niente cure. E allora? Andiamo a caminare … 

Appena usciti dall’Ospizio Marino si attraversa la strada, si prende la passeggiata ed il mare è subito lì splendente e rumoreggiante.

Guarda subito a destra e, in fondo al tratto di costa, si riconosce il lungo molo frangiflutti, l’ex Nautofono, che accompagna la zona dell’ingresso del porto.

Zef il Banditore è già pronto.

“Ragazzi, oggi niente vagoni. Oggi si va a piedi. E guardate bene dove mettete i piedi: da qui comincia una passeggiata che racconta parecchie storie!”

Il treno di Zef, per una volta, resta fermo. Ma il viaggio continua lo stesso.

Si parte dalla Costa Azzurra, la cosiddetta “spiaggia vecchia”, e si segue il lungomare senza fretta. Il mare è davanti agli occhi, ma basta guardarsi un po’ intorno per capire che questa non è soltanto una passeggiata sul mare.

È un pezzo di storia di Grado.

si guarda a destra.

Quella che oggi è una delle passeggiate più conosciute di Grado nacque con uno scopo molto pratico: proteggere l’abitato dalle mareggiate.

Nel Settecento la prima difesa era una palizzata di legno. Poi arrivarono altri interventi, prima durante il periodo francese e successivamente sotto gli Austriaci, fino alla sistemazione della Diga nella forma che avrebbe portato alla passeggiata che conosciamo oggi.

Insomma, quello che sembra il posto perfetto per una passeggiata romantica nacque per un motivo decisamente meno romantico: tenere il mare al suo posto.

Si continua a camminare.

E mentre si procede, la storia cambia ancora.

Seconda tappa: il Mandracchio.

Qui entriamo nel cuore marinaro di Grado. Il porto è stato per secoli il centro della vita economica dell’isola: pescatori, barche, reti e tutto ciò che serviva per vivere del mare.

Ma Grado non viveva soltanto della pesca.

Sull’isola si svilupparono anche attività legate alla lavorazione e alla conservazione delle sardine. Ci furono fabbriche per la lavorazione del pesce, una fabbrica del ghiaccio e altre attività che davano lavoro a molte persone.

La Grado del passato, quindi, non era soltanto quella delle cartoline.

Era un’isola che lavorava.

La tappa successiva è il Museo del Mare.

Qui il mare non è più soltanto quello che si vede davanti agli occhi. Diventa memoria antica di barche, pesca, lavoro, tradizioni e vita quotidiana passata.

Per questo il Museo del Mare merita una visita, non solo per la famosa Julia Felix, ma per la storia che racconta.

Quindi per chi vuole saperne di più, ecco il link  dedicato https://museoarcheologiasubacqueagrado.cultura.gov.it/

Zef, intanto, potrebbe quasi mettersi il cappello da marinaio.

“Attenzione, ragazzi: qui non si viene soltanto a guardare il mare. Qui si scopre chi, sul mare, ci ha vissuto davvero!”

E dalla Grado dei pescatori passiamo a un’altra Grado ancora.

Quella delle cure.

Perché il mare, a un certo punto, non è più soltanto difesa, pesca e lavoro.

Diventa anche salute.

Ed ecco tornare protagonista proprio l’Ospizio Marino.

Nel 1873 il pediatra fiorentino Giuseppe Barellai promosse la nascita dell’Ospizio Marino di Grado, destinato inizialmente alle cure marine per bambini poveri.

È una svolta importante nella storia dell’isola.

Grado comincia a diventare anche luogo di cura e di soggiorno.

Arrivano i “foresti”, i forestieri.

E arrivano da lontano.

Ma come facevano ad arrivare quando Grado non era ancora collegata alla terraferma come oggi?

Ed ecco tornare in scena il treno di Zef.

I viaggiatori potevano arrivare in treno fino a Belvedere e da lì proseguire verso Grado in battello.

Vienna, Praga, ferrovia, battello e poi l’isola.

Altro che automobile parcheggiata sotto l’albergo!

Zef controlla l’orario e fischia.

“Il treno è arrivato a Belvedere. Per Grado si cambia mezzo!”

E così arrivare sull’isola diventava già una piccola avventura.

Poi arrivò il ponte, nel 1936, e il rapporto di Grado con la terraferma cambiò completamente.

Ma la passeggiata non è ancora finita.

Adesso viene spontaneo voltarsi indietro.

Dalla Costa Azzurra alla Diga, dalla Diga al Mandracchio, dal Museo del Mare all’Ospizio Marino, dalla pesca alle cure, dal battello al treno.

Una passeggiata sola.

Tante Grado diverse.

Perché basta attraversare una strada, imboccare il lungomare e cominciare a camminare per scoprire che dietro quello che vediamo oggi c’è molto, molto di più.

Zef rimette in moto il suo treno.

“Avanti, ragazzi! La passeggiata è finita. Ma Grado, quella vera, ha ancora parecchie storie da raccontare.”

E il treno riparte

La prossima storia è già sul binario.


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Il lungomare di grado
PiantonaLux la Grado che forse non conosci
www.luxlucis.it

LuxLucis

pensionata, con il pallino informatico, tecnologico, iPaddistico ...

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