27 giugno 2019 – ciao Abano

27 giugno 2019 – ciao Abano

27 giugno 2019 finisce il mio ricovero al Policlinico di Abano Terme iniziato il 30 maggio 2019.

4 settimane intense ed importanti per la mia riabilitazione, in un reparto con personale professionalmente preparato, gentilissimo è sempre disponibile.

È un percorso che raccomando a tutti quelli che ne hanno bisogno, per me è stato l’unico modo, dopo tanti anni di cure e tentativi vari.

Una ottima permanenza!

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27 giugno 1463 ben 556 anni fa, il Papa Pio II ratifica il trattato di Fossombrone, per la definizione dei confini della Serenissima Repubblica di San Marino, spesso abbreviata in Repubblica di San Marino o semplicemente in San Marino.

I patti di Fossombrone prevedevano l’annessione a San Marino dei castelli malatestiani di Domagnano, Faetano, Fiorentino, Montegiardino e Serravalle, l’affrancamento dal papa e quindi la piena indipendenza oltre ad altri privilegi anche esenzioni dalle tasse.

La Repubblica è indipendente ed ha origini antichissime, tanto che San Marino è ritenuta la più antica repubblica del mondo ancora esistente. La tradizione fa risalire la sua fondazione al 3 settembre 301 d.C., quando San Marino, un tagliapietre dalmata dell’isola di Arbe fuggito dalle persecuzioni contro i cristiani dell’imperatore romano Diocleziano, stabilì una piccola comunità cristiana sul Monte Titano, il più alto dei sette colli su cui sorge la Repubblica. La proprietaria della zona, una ricca donna di Rimini donò il territorio del Monte Titanoalla piccola comunità, che lo chiamò a memoria del fondatore “Terra di San Marino” .

Il territorio rimase limitato al Monte Titano fino al 1463, quando la Repubblica entrò nella coalizione che sconfisse il signore di Rimini Sigismundo Pandolfo Malatesta. Come ricompensa, papa Pio II cedette a San Marino le città di Fiorentino, Montegiardino e Serravalle. Nello stesso anno, la città di Faetano chiese di essere annessa alla Repubblica. Successivamente, i confini dello Stato non hanno più subito modifiche.

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27 giugno 1905, ammutinamento a bordo della mitica corazzata corazzata Knjaz’ Potëmkin, mentre era alla fonda nell’isola di Tendra, in attesa di essere raggiunto dal resto della flotta per prendere parte ad una esercitazione, il suo equipaggio si ribellò in seguito al tentativo da parte del primo ufficiale corazzata PotëmkinIppolit Giliarovskij di obbligare l’equipaggio a mangiare carne infestata dai vermi.

Durante i disordini gli ammutinati uccisero sette dei diciotto ufficiali, compreso Giliarovskij e il capitano Evgenij Golikov, e gli ufficiali superstiti vennero messi agli arresti, mentre tra gli insorti il marinaio Grigorij Vakulenčuk a capo dell’ammutinamento, venne ferito mortalmente. I marinai della nave organizzarono a bordo una commissione, nominando loro portavoce il marinaio Afanasij Matjušenko.

La corazzata Potëmkin dopo aver peregrinato a lungo nel Mar Nero, si diresse verso la Romania giungendo nel porto di Costanza dove le autorità negarono il permesso di attracco, sparando anche su un gruppo da sbarco della nave. Tra i membri dell’equipaggio che si erano recati a terra, molti trovarono rifugio clandestinamente in Romania. Tra coloro che vennero rimpatriati in Russia, una parte furono condannati a varie pene detentive, mentre alcuni dei capi della rivolta finirono davanti la corte marziale e alcuni di essi fucilati.

Il 9 agosto 1905 la nave venne restituita alla Russia e, per cancellare il ricordo della rivolta, venne ribattezzata Panteleimon. Il nome venne scelto per ricordare la data del ritorno in Russia che secondo il calendario russo era il 27 luglio, giorno di San Pantaleone.

Nonostante il nuovo nome, la nave verrà sempre ricordata come ‘corazzata Potëmkin” sia per il famos film, sia per la battuta di Paolo Villaggio, anzi del rag. Fa tozzi ….

La corazzata Knjaz’ Potëmkin Tavričeskij fu così chiamata in onore dello statista russo Grigorij Aleksandrovič Potëmkin, principe di Tauride che, sotto il regno della zarina Caterina II la grande, volle creare una potente flotta del Mar Nero, sarebbe dovuta essere il prototipo di un nuovo tipo di nave da battaglia, ma rimase l’unica della classe.

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27 giugno 1980 un disastro aereo tra le isole di USTICA e PONZA dove muoiono 81 persone e dopo 35 anni non sappiamo ancora esattamente come e #Usticaperché l’aereo di linea Douglas DC-9 della compagnia aerea italiana Itavia, decollato dall’Aeroporto di Bologna e diretto all’Aeroporto di Palermo, si squarciò in volo all’improvviso e cadde in mare.

Negli anni si sono fatte decine di ipotesi, dalla bomba a bordo dell’aereo fino all’attacco missilistico e alla battaglia tra caccia militari, e si è assistito – specie nei primi anni di indagini – a tutto il repertorio di depistaggi e oscurità che hanno caratterizzato i cosiddetti “misteri d’Italia”. Il tribunale civile di Palermo ha emesso le sue condanne …

Nel 2007 l’ex-presidente della Repubblica Cossiga, ha attribuito la responsabilità del disastro a un missile francese «a risonanza e non ad impatto» destinato ad abbattere l’aereo su cui si sarebbe trovato il dittatore libico Gheddafi. Tesi analoga è alla base della conferma, da parte della Corte di Cassazione, della condanna al pagamento di un risarcimento ai familiari delle vittime inflitta in sede civile ai ministeri dei trasporti e della difesa dal Tribunale di Palermo.

La compagnia Itavia, già pesantemente indebitata, cessò le operazioni il 10 dicembre, il 12 dicembre le fu revocata la licenza di operatore aereo (su rinuncia della stessa compagnia), e nel giro di un anno si aprì la procedura di fallimento.

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LuxLucis

pensionata, con il pallino informatico, tecnologico, iPaddistico ...

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