Il cavaliere riprese il cammino all’alba.
La ferita gli doleva ancora, ma la sorgente gli aveva restituito le forze necessarie per affrontare il viaggio.
Prima di partire si voltò verso Briciola.
«Mi hai salvato più di quanto immagini, piccola amica.»
La cagnolina scodinzolò appena.
Lei non cercava ringraziamenti. Aveva semplicemente seguito il profumo dell’acqua.
Beppe e Toni guardarono il cavaliere allontanarsi lungo la strada che portava verso la pianura.
«Andrà davvero dove nascerà quella nuova fortezza?» domandò Toni.
Sant’Antonio osservò il sole che illuminava i campi.
«Sì. E presto non sarà più soltanto un progetto.»
Passarono alcuni anni. Le stagioni si rincorsero sui campi della pianura.
Poi arrivò il 1593.
La Serenissima aveva davanti a sé un territorio delicato: a est il confine con i domini degli Asburgo, a nord le vie che attraversavano le Alpi, percorse da eserciti, mercanti e pellegrini.
Aquileia aveva ormai lasciato alle spalle il tempo del suo splendore romano. Le antiche strade continuavano però a raccontare il passaggio di popoli e dominazioni: Romani, Longobardi, Patriarchi di Aquileia e Veneziani.
Ora serviva una nuova sentinella.
Nel cuore della pianura friulana uomini, architetti, soldati e muratori iniziarono un’opera che nessuno aveva mai visto.
Non una città cresciuta poco alla volta attorno a un castello.
Non un borgo nato lungo una strada.
Ma una città pensata prima ancora di essere costruita.
Il progetto era rivoluzionario: una città-fortezza progettata per difendere il confine, con strade geometriche, piazze, bastioni e mura costruiti secondo le più moderne tecniche dell’ingegneria militare del tempo.
Le sue mura avrebbero disegnato una stella.
Nove punte perfette, fossati, baluardi e porte monumentali avrebbero trasformato la pianura friulana in una delle più straordinarie fortezze d’Europa.
Il 7 ottobre 1593 Venezia pose la prima pietra.
La Serenissima le diede un nome semplice e solenne:
Palmanova.
Nata in un solo giorno sulla carta, avrebbe impiegato molti anni per prendere davvero vita.
Beppe rimase in silenzio.
Toni immaginò la città prendere forma:
«Qualcuno dirà che l’ha disegnata Leonardo…»
Sant’Antonio sorrise.
«Le belle storie viaggiano veloci. Ma questa è soltanto una leggenda. Leonardo aveva immaginato città ideali, è vero, ma Palmanova nacque molti anni dopo la sua morte.»
«Una città intera costruita per difendere il confine…»
«Sì,» rispose Sant’Antonio.
«Ma ricordati una cosa: anche una fortezza nasce dalla paura di perdere qualcosa. Dietro ogni muro ci sono persone, storie, speranze.»
Toni guardò lontano.
«Quindi anche questa città avrà dei ricordi da custodire?»
Il santo sorrise.
«Certo. Le pietre ricordano più degli uomini.»
Briciola si sedette sull’erba.
Guardava l’acqua sgorgare dalla sorgente.
Quell’acqua non conosceva confini.
Aveva visto arrivare i Romani, passare i Patriarchi, entrare Venezia e nascere Palmanova.
Continuava semplicemente il suo viaggio.
E forse era proprio quello il segreto della memoria.
Continuare a scorrere, senza dimenticare, cambiare senza perdere ciò che si è stati.
Non fermarsi mai.








