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8 agosto: La strada fantasma del Lisert


Il Cavaliere rimase in silenzio per qualche istante, osservando la pianura del Lisert.

Davanti a lui c’erano strade, capannoni, rumori di motori e il movimento continuo della zona industriale.

Poi si voltò verso Briciola e i ragazzi.

«Ragazzi… ascoltate.» La sua voce era più seria del solito.
«Ci sono luoghi che sembrano non avere più memoria. Ma la terra ricorda. Sotto quello che vediamo oggi, esistono ancora le tracce di ciò che c’era prima.»

Fece una pausa e indicò la pianura.

«Qui una volta passava una strada. Una strada vera, percorsa da uomini, merci, pellegrini e soldati. Poi arrivarono la guerra, le bonifiche e le ruspe… e quella strada sparì.»

Briciola abbassò le orecchie, come se avesse capito che quella volta non era una storia di fantasia.

«Ma una piccola traccia è rimasta. E oggi andremo a cercarla.»

Ma procediamo per gradi questa è la storia di oggi

Quando la guerra e le ruspe cancellarono il passato

A pochi passi dal frenetico viavai dei raccordi logistici e industriali di Monfalcone, esiste un luogo dove il presente sembra essersi dimenticato del passato.

Tra capannoni, canali artificiali e piazzali della piana del Lisert, il terreno conserva ancora una voce antica: quella di una strada scomparsa, percorsa per secoli da viandanti, pellegrini, mercanti e soldati.

Oggi di quel percorso restano solo frammenti, piccoli indizi nascosti nel paesaggio. Ma basta saper guardare per accorgersi che sotto la moderna zona industriale esiste ancora un’altra storia.

Il nastro d’asfalto che finisce nel nulla

Camminando verso l’area del Lisert, superato lo storico complesso delle Terme Romane, può capitare di incontrare un’immagine quasi surreale: una strada asfaltata che termina improvvisamente, come se qualcuno l’avesse interrotta nel mezzo di un viaggio.

Non è un errore della viabilità moderna.

Quel breve tratto sospeso è ciò che resta di un’antica direttrice costiera che collegava Monfalcone con Duino, una via nata quando questo territorio era ancora un intreccio di acque, sorgenti e terre emerse.

La sua fine arrivò con le grandi trasformazioni del Novecento. Prima le bonifiche, poi gli interventi industriali, infine l’espansione della zona produttiva cancellarono lentamente il paesaggio precedente.

Le ruspe modificarono il profilo della pianura, vennero deviati corsi d’acqua, scomparvero antichi passaggi e anche il vecchio attraversamento del canale Locovaz lasciò spazio a un nuovo territorio.

Rimase soltanto quel piccolo troncone d’asfalto, affacciato verso i canneti, quasi una strada fantasma che ancora oggi sembra chiedersi dove sia finito il suo cammino.

Un crocevia tra storia e acque

Per secoli questa stretta fascia di terra tra il Carso e il Golfo di Panzano fu un passaggio fondamentale.

In epoca romana e medievale qui transitavano uomini, merci e pellegrini. Le antiche sorgenti del Timavo offrivano ristoro ai viaggiatori e le acque del territorio ne definivano il carattere.

Era una terra di confine tra mare, roccia e risorgive: un paesaggio modellato dall’acqua, dove canali come il Locovaz e altri corsi minori venivano superati grazie a ponti e guadi.

Poi arrivò il secolo delle grandi trasformazioni.

La necessità di creare nuove aree industriali portò sviluppo e lavoro, ma cancellò anche molte tracce di un passato millenario.

Oggi quella strada interrotta racconta proprio questo: il prezzo del cambiamento.

E forse, quando il vento muove i canneti del Lisert, sembra quasi di sentire ancora il rumore dei passi di chi, molti secoli fa, percorreva quella stessa via.



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LuxLucis

pensionata, con il pallino informatico, tecnologico, iPaddistico ...

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