Secondo giorno di cura…
Secondo giorno di cure.
La mattina è dedicata alla fisioterapia: esercizi, ginnastica e lavoro in piscina. In acqua tutto sembra un po’ più facile, il corpo si muove con meno fatica e ogni esercizio diventa un piccolo passo avanti.
Ma la giornata di oggi ha una curiosa continuazione.
Perché, dopo la piscina, arriva un’altra acqua. Quella del mare.
Nel pomeriggio si entra in acqua e si cammina. Ancora movimento, ancora esercizio, ancora cura. Solo che questa volta non ci sono le pareti della piscina, ma il mare intorno, il rumore delle onde e un’amica al fianco.
La piscina al mattino, il mare al pomeriggio.
E così la cura non si interrompe quando finisce la fisioterapia: continua nel mare.
L’acqua che al mattino aiuta a muoversi e a fare gli esercizi diventa, al pomeriggio, quella del mare. Cambia l’ambiente, cambia il paesaggio, ma il corpo continua il suo lavoro.
La cura continua, semplicemente cambia palestra.
E forse è proprio questa la magia di Grado: qui il mare non è soltanto lo sfondo della giornata. In qualche modo, entra nella cura, accompagna il movimento e trasforma anche una semplice camminata in acqua in un altro momento di terapia.
Poi il mare regala anche un altro incontro.
In spiaggia, ecco una coppia di vecchi amici di Cormons, quelli di Cicli Mian
Non in bicicletta, stavolta!
Niente pedali, niente salite e niente ciclabili: semplicemente arrivati al mare, in macchina, proprio come tanti altri foresti.
Un saluto, qualche parola, i ricordi che tornano fuori quasi da soli e quella piacevole sensazione che certe amicizie sappiano attraversare il tempo senza bisogno di troppe spiegazioni.
E usciti dal mare, ci fermiamo al bar per un’apericena.
Dopo la camminata in acqua ci voleva proprio: qualcosa da bere, qualche stuzzichino e il piacere di concludere la giornata con calma, raccontandoci ancora un po’ di cose.
Una giornata che, insomma, mette insieme movimento, mare, cura, incontri e anche un piccolo aperitivo.
E naturalmente Zef non poteva lasciar passare tutto questo senza dire la sua.
«Bene, foresti. El mare el gavé scoperto. Ma adesso ve conto mi una roba.»
E quando Zef comincia così, è meglio ascoltare.
«Perché prima de tutte ste cure, prima del bagno, prima dei foresti… cossa iera Grado?»
Ed eccola, la nuova storia.
Questa volta niente ospizi e niente cure marine.
Bisogna andare molto più indietro.
Prima degli alberghi.
Prima delle spiagge.
Prima dell’Isola del Sole.
Quando Grado non era ancora la Grado che conosciamo oggi.
Zef guarda verso la laguna.
«Qua no xe nato tutto per caso.»
E infatti la storia comincia da un approdo.
I Romani chiamavano Gradus un punto di passaggio, uno scalo. E proprio qui esisteva un importante approdo collegato ad Aquileia, la grande città romana che aveva nel mare il suo sbocco commerciale.
Grado, prima ancora di essere una località di mare, era dunque un luogo di passaggio.
Navi.
Merci.
Persone.
E una posizione strategica che, nei secoli, avrebbe cambiato completamente il destino dell’isola.
Ma questa è solo la prima tessera.
Perché da quel piccolo Gradus nascerà qualcosa di molto più grande.
E Zef, naturalmente, ha già pronta la prossima storia.
«Domani ve conto el resto. Oggi basta cussì… che anca la storia, come la fisioterapia, bisogna farla un poco alla volta.»
E forse ha ragione.
Secondo giorno di cura archiviato.
Secondo giorno di Grado scoperto.
E la stagione è appena cominciata.

la storia continua con ZEF IL BANDITORE, ma chi era costui?









