Le “Ragazze e i Ragazzi”
E cominciamo, come sapete, molto, molto presto: è la quarta giornata all’Ospizio. Eppure, qui, le giornate sono tutt’altro che vuote!
Le “Ragazze e i Ragazzi” dell’Ospizio, o più semplicemente “i ragazzi” – perché chiamarli pazienti sembra decisamente troppo serio – hanno ciascuno il proprio programma: elettroterapia, fisioterapia, esercizi, ginnastica in piscina e, quando il tempo lo permette, anche qualche passeggiata in mare o nel centro storico, magari con un buon gelato da sbocconcellare.
Si cura il corpo, si fa movimento e, nel frattempo, si chiacchiera, si scherza, ci si racconta, si fanno nuove conoscenze e magari si scambiano due parole con il fisioterapista.
E ieri, nonostante il brutto tempo, il pomeriggio è passato in allegria.
Il merito è stato soprattutto di una delle nostre “ragazze”: una compagna di camera che, con una bella dose di entusiasmo e un’energia contagiosa, è riuscita a coinvolgere un folto gruppo.
Prima il karaoke, poi i canti popolari e, naturalmente, quando parte la musica, perché mai restare fermi? Qualcuno ha cominciato a cantare, qualcun altro a battere il tempo e, alla fine, sono comparsi anche i primi passi di danza.
Insomma, altro che pomeriggio piovoso!
Anche questo fa parte della vita all’Ospizio: non ci sono soltanto esercizi, terapie e orari da rispettare. Ci sono persone che si incontrano, cantano, si raccontano, ridono insieme e, qualche volta, riescono a trasformare una giornata grigia in un piccolo momento di festa. Perché anche con il cielo grigio, tra una terapia e l’altra, può sempre saltar fuori un karaoke, un canto popolare o qualcuno che si mette a ballare. Per i “ragazzi” dell’Ospizio la cura continua, e qualche volta comprende anche una buona dose di allegria, una canzone cantata a squarciagola e magari due passi improvvisati.
Grazie, Chiara!
E quando c’è qualcuno capace di trascinare gli altri con la propria allegria, il brutto tempo non disturba più. Il sole può anche aspettare!
A questo punto, però, Zef il Banditore si sistema il cappello, si schiarisce la voce e richiama tutti all’ordine:
«Ragazze e ragazzi, basta con canti e passi di danza! Adesso facciamo lavorare anche la memoria!»
«Oggi parliamo di un treno!»
E allora saliamo sul treno con lui.
Prima puntata: il treno per Grado
Per capire quanto sia cambiato il modo di arrivare a Grado bisogna tornare indietro di più di un secolo.
All’inizio del Novecento Grado era già una località turistica importante, ma raggiungerla non era certo semplice come oggi.
Nel 1909 il governo austro-ungarico concesse all’Imperial-Regia Società Ferroviaria Friulana la costruzione della ferrovia da Cervignano, attraverso Aquileia, fino al Pontile per Grado.
La linea venne inaugurata il 16 luglio 1910.
Il viaggio aveva però una particolarità: il treno arrivava fino al Pontile per Grado, a Belvedere, e da lì i viaggiatori proseguivano verso l’isola con il battello.
Insomma, per arrivare a Grado servivano due mezzi: prima il treno e poi il vaporetto.
Zef alza un dito:
«Attenzione, viaggiatori! Il biglietto vale per il treno, ma per il mare bisogna cambiare mezzo!»
Ma nei progetti originari c’era qualcosa di ancora più ambizioso.
La ferrovia avrebbe dovuto proseguire fino alla stessa Grado, con la stazione terminale prevista alla testata Mosconi, prima del ponte mobile.
Quel prolungamento, però, non venne mai realizzato.
Purtroppo gli eventi della Prima guerra mondiale cambiarono il destino del progetto.
E qui la storia si fa ancora più interessante.
La ferrovia era stata costruita dalla Società Ferroviaria Friulana, una società privata nata nel 1893 e impegnata nello sviluppo delle linee ferroviarie del territorio. Il progetto della linea per Grado fu curato dagli ingegneri Giulio Dreossi e Giacomo Antonelli.
Non fu quindi soltanto una questione di binari e locomotive: dietro quella ferrovia c’erano società, capitali, amministratori, tecnici e interessi economici legati allo sviluppo del territorio.
Zef il Banditore comincia a drizzare le antenne.
«Ma allora chi ci mise i soldi? E chi volle davvero quel treno?»
Eh, caro Zef, questa è un’altra storia.
«Un’altra storia? E quando la raccontiamo?»
Presto, Zef. Molto presto.
La storia del treno per Grado, infatti, non finisce qui. Questa era soltanto la prima puntata.








