Il 17 luglio si celebra la Giornata Mondiale della Giustizia Internazionale, dedicata all’importanza delle regole, delle leggi, del rispetto delle persone e della ricerca della verità.
Nello stesso giorno si festeggia anche il World Emoji Day, la giornata delle faccine, quei piccoli simboli che usiamo ogni giorno per esprimere emozioni, idee e stati d’animo.
«Che strana coppia di ricorrenze!» osservò Toni.
«Per niente strana» rispose Sant’Antonio dal suo mosaico. «La giustizia e i simboli esistono da molto più tempo di quanto immaginiate.»
Beppe mi e Toni si guardarono incuriositi.
«Seguitemi.»
Le informazioni disegnate dagli avi Il primo tribunale della storia (o quasi)
In un attimo la fantasia li trasportò indietro nel tempo, migliaia di anni prima dei Romani. Davanti a loro comparve un piccolo villaggio costruito vicino alle sorgenti.
Gli abitanti vivevano in capanne di legno e argilla. Non avevano telefoni, computer o emoji, ma sapevano comunque comunicare.
Per indicare un pericolo disegnavano un serpente.
Per rappresentare l’acqua tracciavano linee ondulate.
Per mostrare il sole incidevano un cerchio con raggi.
«Sono le emoji dei nostri antenati!» esclamò Beppe.
«In un certo senso sì» sorrise Sant’Antonio.
Poco dopo scoppiò una discussione tra due abitanti del villaggio. Uno sosteneva che una rete da pesca fosse sua, l’altro diceva il contrario.
Beppe pensò che stessero per litigare.
Invece gli anziani del villaggio si riunirono in cerchio, ascoltarono entrambe le versioni e presero una decisione che tutti accettarono.
«Un tribunale!» disse Toni.
«Non proprio come quelli moderni» spiegò Sant’Antonio. «Ma già allora gli uomini avevano capito che per vivere insieme servivano regole, rispetto e giustizia.»
I due pini annuirono.
Forse la civiltà non nasce con grandi palazzi o eserciti.
Forse nasce quando qualcuno ascolta gli altri prima di decidere.
E quando un semplice simbolo riesce a raccontare una storia.
Prima di svanire, il villaggio lasciò dietro di sé un’ultima immagine.
Alcuni uomini stavano sistemando pietre attorno alla sorgente, come per proteggerla.
«Perché lo fanno?» domandò Beppe.
«Perché hanno capito che questo luogo è prezioso» rispose Sant’Antonio.
«E basta qualche pietra per proteggerlo?»
Il mosaico sorrise.
«All’inizio sì. Ma nei secoli qualcuno costruirà qualcosa di molto più grande.»
Il villaggio svanì nella nebbia del tempo, ma prima che tutto scomparisse Beppe notò una pietra con un segno misterioso inciso sopra. Si avvicinò incuriosito.
Il segno inciso non era un serpente, né un sole, né le onde dell’acqua. Non assomigliava a nessuno dei simboli che avevano visto nel villaggio, non era insomma una delle antiche “emoji” che gli abitanti usavano per comunicare.
Sembrava una piccola vasca. Oppure una sorgente. Oppure qualcosa che nessuno dei due riusciva ancora a capire.
«Chi l’ha disegnato?» chiese.
Sant’Antonio osservò il simbolo e sorrise.
“Qualcuno che aveva capito che questa acqua era speciale.»
«Un abitante del villaggio?»
«Forse.»
«Un capo?»
«Forse.»
«Un romano?»
A quella domanda il vecchio mosaico non risposei.
Si limitò a chiudere il suo cassetto dei segreti.
«Quella è una storia per un altro giorno…»
E Beppe e Toni tornarono alle sorgenti, con una nuova domanda da aggiungere al loro quaderno delle avventure.








